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Fattori reali e fattori immaginari usati per narrare

Quando produciamo un testo narrativo utilizziamo in modo quasi inconsapevole fattori reali (informazioni) e fattori immaginari (elementi di finzione). Non tutti i testi narrativi, però, sono anche letterari, in alcuni casi la narrazione è cronaca, come nel giornalismo. Se un giornalista produce la narrazione di un omicidio lo farà (o dovrebbe farlo) in modo non letterario, attenendosi ai fatti reali, ma un giallista produrrà, invece, un testo narrativo letterario, utilizzando anche fattori immaginari. La buona scrittura è equilibrio fra gli uni e gli altri, equilibrio che varia anche in base al genere narrativo e a parametri compositivi specifici.

IL NARRATORE

Il più delle volte, iniziamo la storia narrando in terza persona, cioè con una finzione narrativa, perché essendo l’autore un “io” ben definito, raccontare in terza persona è già di per sé una chiara finzione. La prima persona narrante è meno “finta”? In un certo senso sì, lo è, perché rende più immediato il contatto fra lettore e autore, ma questo non vuol dire che tutto ciò che un narratore in prima persona racconta debba essere per forza vero. La scelta di narratore e punto di vista, però, condiziona molto la sensazione di “finzione” del lettore ed è importante che venga fatta con cura, non solo in base al genere narrativo, ma anche allo stile narrativo dell’autore e alla sua personale propensione per questa o quella modalità.

FINZIONE E REALTÀ

L’uso dei fattori reali serve per rendere credibile la narrazione, non per sostituire l’immaginario. Per esempio l’inizio del romanzo di C. F. Meyer, Jürg Jenatsch, utilizza geografie reali e descrizioni più che attendibili per costruire la realtà fittizia della narrazione:

Il sole di mezzogiorno batteva sulle alture spoglie, sormontate intorno dalle cime rocciose del passo di Julier nel cantone dei Grigioni. Le pareti di pietra ardevano e scintillavano sotto i raggi che cadevano perpendicolari. Ogni tanto quando si levava e passava una densa nube carica di pioggia, i fianchi della montagna sembravano avvicinarsi ancor di più e congiungersi all’improvviso in modo strano, stringendo il paesaggio… In mezzo alla cima dove si stendeva il passo si alzavano a destra e a sinistra della mulattiera due colonne spezzate, che sfidavano il tempo già da più di un
secolo.

Il brano potrebbe essere tratto da un documento non letterario, ma il lettore lo trova come incipit di un romanzo, per cui è disposto ad attivare una percezione del tutto diversa rispetto a un saggio, un documento non letterario o creativo.

IL SEGNO DISTINTIVO DELLA FINZIONE

Il principale segno distintivo della narrazione letteraria è che le manca il carattere di realtà, anche se la scena descritta è un luogo geografico reale che riconosciamo e che è reso attuale e presente, come se fosse del tutto reale, attraverso una descrizione letteraria plastica. Se questa descrizione non suscita in noi l’esperienza assoluta della realtà è solo perché sappiamo di avere cominciato a leggere un romanzo, ed è precisamente questo il punto: «Infatti, poiché sappiamo di leggere un romanzo e non la descrizione di un viaggio, senza esserne consapevoli non riferiamo il paesaggio raffigurato al narratore; sappiamo che non dobbiamo interpretare questo paesaggio come il suo campo di esperienza, ma come il campo di esperienza di altre persone di cui attendiamo l’entrata in scena: persone immaginarie, i personaggi» (Kate Hamburger, La finzione narrativa, Allegoria 60).

L’ILLUSIONE DELLA REALTÀ

La realtà letteraria e narrativa è «illusione di realtà», ovvero non-realtà, quindi finzione. E l’apparenza della vita si crea in arte solo attraverso la creazione di personaggi che sono altrettanti io che vivono, pensano, sentono e parlano. I personaggi dei romanzi sono persone immaginarie perché sono raffigurati come degli “io” o dei “soggetti immaginari”. Fra tutti i materiali usati dall’arte solo il linguaggio può creare l’apparenza della vita, creare cioè dei personaggi che vivono, sentono, pensano, parlano e tacciono. Unendo fattori reali e fattori immaginari, lo scrittore rende possibile la credibilità di queste “persone immaginarie”, ma deve farlo unendo gli uni e gli altri in modo plausibile rispetto al genere narrativo, alle premesse narrative e agli scopi della narrazione, senza mai dimenticare che sono i personaggi a rendere la storia un “atto narrativo e letterario“.

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vania

Vania Russo è scrittrice, valutatore editoriale di manoscritti, editor e docente di corsi di scrittura creativa e narratologia. Dal 2008 segue diversi stage, master e corsi di narratologia e laboratori teatrali. Si specializza in laboratori di narratologia e si forma quale lettore editoriale ed editor professionista presso la Scuola Dumas, docente Mario Arturo Iannaccone. Collabora con diverse Associazioni Culturali e Case Editrici in qualità di correttore bozze ed editor. Partecipa a diversi concorsi letterari con il gruppo di scrittori Ludici Scriptores. È presidente dell’Associazione Storico Culturale Lidenbrock, della quale dirige la rivista letteraria insieme allo storico saggista Mario Arturo Iannaccone. Ha pubblicato, oltre ai romanzi, il Manuale di scrittura creativa – Con esempi, esercizi, approfondimenti e Scrivere con stile – Manuale avanzato di scrittura con esempi, esercizi, approfondimenti, editi da Panda Edizioni.

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